Il drago, la pulzella e la decadenza della scalata moderna

Scritto da Jolly Lamberti il 25-02-2016 in Opinioni di un climber
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Per far capire bene la mia idea sullo stato dell’evoluzione o, se a parlare è un vecchio nostalgico, della decadenza della nostra nobile arte, farò un parallelo con il sesso, che è un affare con il quale quasi tutti, prima o poi, hanno avuto un coinvolgimento emotivo.
Nella cultura medioevale il cavaliere, per conquistare una pulzella (notate questo termine “conquistare”…Non si usava anche per le montagne?), doveva come minimo sconfiggere un drago. Tutta la passione romantica del sesso scaturiva dalla difficoltà e pericolosità del percorso per arrivare a consumare l’atto sessuale.
Siegfried, l’eroe wagneriano dell’Anello del Nibelungo, l’uomo-selvaggio che non sa cosa sia la paura, uccide il drago Fafner e poi scala una montagna, avvolta dalle fiamme, per risvegliare con un bacio sulle labbra la valkiria Brunhilde. Conoscera’ cosi’ l’amore e con esso la paura. Ma uccidendo il Drago, entrera’ in possesso dell’Anello che portera’ lui e il mondo alla distruzione
Come dice D.F.Wallace, ogni animale è capace di scopare ma solo gli umani sanno (sapevano) cos’é la passione sessuale, tutta altra cosa rispetto all’impulso biologico a accoppiarsi. E se questa passione sessuale ha resistito per millenni come forza psichica vitale nell’animo umano, questo non è stato nonostante gli intralci, ma grazie a loro. Nei secoli i draghi si sono poi trasformati in mille altri tipi di impicci naturali e culturali per arrivare alla copula fino a che, a un certo punto, improvvisamente, questi draghi sono morti e la passione romantica ha cominciato a decrescere tanto più aumentavano facilità, sicurezza, sterilizzazione: facile il parallelo con la scalata no?…Plastificazione, indoorizzazione, volumizzazione, uniformità alle mode.

Lo scalatore moderno non ha più un drago da sconfiggere e, oltretutto, gli è stata anche oscurata l’immaginazione, quella facoltà che rende la passione sessuale diversa dal mero accoppiamento, il mangiare diverso dal semplice metabolismo cellulare, e che rende lo scalare diverso dallo sfogo ginnico.
In un mondo che sembra senza draghi, il nuovo climber scala come un moscerino scopa, e il punto non è soltanto l’assenza del pericolo, che non è scomparso del tutto, ma di certo è stato nascosto come polvere sotto a un tappeto.
Il punto è che la scalata è stata virtualizzata. Per sfuggire definitivamente dal drago agonizzante, si è pensato bene di prendere tutto l’ambaradam e di allontanarlo il più possibile dal reale. Gli appigli ruvidi e tattili sono diventati enormi prese di plastica colorata (neanche più resina, quelli più in voga oggi sono panetti di poliuretano…aiuto! che provocano un certo disgusto tattile). Le prese che ancora un poco somigliavano alla roccia sono state sostituite da orrendi “volumi” assolutamente dissimili dal reale; sempre su questi “volumoni” si svolgono tutti i campionati, dalla garetta sociale alla coppa del mondo, cosa che, all’inizio, poteva pure sembrare divertente, ma che, ora, ha finito per decreativizzare il tracciatore modaiolo. Tracciatore che ormai veste soltanto scomodi vestiti climber – Hip hop e avvita prismi di legno annoiando il pubblico (che vorrebbe immaginare come sia possibile tirarsi sù con la punta delle dita), dicevo lo annoia, invece, con ginniche evoluzioni circensi a mano piena, che di scalata non hanno più nulla.
La sala boulder è diventata una Playstation, il reale è stato abolito. Quando giochi a tennis con la Wii o scopi su una chat non rischi di incontrare un drago e neppure di slogarti un polso. Ma neppure impari a giocare e neppure ti verranno le farfalle nella pancia al pensiero di una nuova partita.
Un altro esempio paradigmatico di questa fuga dalla realtà sta nell’abbigliamento. Così come i volumoni sono cool, pur essendo dannosi per la scalata vera e propria, così gli scomodi (e oggettivamente brutti) pantaloni larghi, duri, con il cavallo così basso da sembrare un mega pannolone, pur intralciando oltremodo la progressione, sono considerati (??) fighi; una veste funzionale, invece, è considerata alla stregua di un vecchio appiglio similroccia degli anni novanta: da sfigato.
A questo punto sorge un dubbio: o lo stilista delle “uniformi” del climber standardizzato non è uno scalatore e quindi non sa neppure che voglia dire fare un incrocio di piede sullo stesso appoggio (o alzare tantissimo una gamba) oppure è un genio che riuscirebbe a vendere scarpe col tacco a spillo per correre in spiaggia. Esattamente come il gestore di una sala boulder “moderna” che riesce a vendere (ma per quanto ancora?) a migliaia di scalatori di falesia una maestria che, sulla roccia vera, può risultare scomoda ancor più dei pantaloni hiphopclimber.

Ma c’è una cosa che il tracciatore-gestore dovrá considerare, e forse anche lo stilista dei pantaloni gialli col cavallo a pannolone: l’espressione sul volto del principiante che si iscrive a un corso di roccia quando entra in una sala boulder plastifcata volumizzata e playstationata.
La scalata è una disciplina e forse un’arte, e pertanto sopravviverà per secoli e secoli, come lo yoga.
Le mode, per definizione, sono passeggere: i volumi presto marciranno nelle soffitte, al fianco dei pantaloni hiphopclimber oversize e alle calzamaglie di lycra.
Ah, un ultima cosa:
Presto il drago si risveglierà.
Perché non è stato mai ucciso. Sta solo dormendo.

Commenti degli utenti

Il drago è di fronte a noi e ci guarda attraverso lo specchio, il drago siamo noi

26 Feb 2016
Il drago non dorme

Come spesso mi succede nelle giornate piovose ieri ero dalle parti di Sperlonga ad arrampicare, non sono di queste parti (roma e dintorni) ma per lavoro mi sposto dal piemonte, e spesso rimango viste le grandi possibilità di scalata il centro italia offre.
Ieri ho assistito ad un pezzo di storia, e presto tutti ne saranno a conoscenza. Ieri come dici tu Jolly, c'è stata una lotta contro un grande Drago. Il drago è caduto, conquistato.
Concordo con quello che dici riguardo ai volumi, inaridiscono un certo tipo di scalata, ma non tutta. Ci sono strutture rocciose e vie che necessitano di un certo tipo di movimento e di capacità, che sono madri di quel movimento. E molte sono quelle linee che sono rimaste oggi ancora neanche guardate.
i volumi poi sono una estensione (a volte circense concordo) con i grandi volumi dei bellissimi sassi da scalare sparsi in diverse parti del mondo.
Quello che invece forse ti sfugge, è che il centro Italia, non è il centro del mondo, e i climber anche quelli che oggi fanno vie a vista che tu una volta facevi lavorandole ci sono, non sono sotto i riflettori, sono climber sconosciuti perchè i riflettori fanno vedere solo un tipo di mondo emolti le fanno con quei pantaloni che hanno il pannolone (ma che cosa centra il pantalone? :). Ci sono gare con pochi volumi, campionati con movimenti su microtacche e tutto quello che apparteneva al mondo di un tempo passato. In tutta onestà, le gare sulle tacche sono una noia mortale, e, si sà, le gare devono fare spettacolo altrimenti non piacciono e nessuno le guarda. Sappiamo benissimo però che non è il mondo reale, quel mondo appartiene ai media, ai giornali, alle chiacchiere da bar.
Il terreno di gioco è e sarà sempre la fuori. Un'ultima cosa, il Drago non dorme, fuori, c'è sempre qualcuno pronto ad affrontarlo, siamo noi che lo evitiamo.

29 Feb 2016

Chapeau

01 Mar 2016

Che poi la generazione dei cacciatori di draghi si scavava le vie su misura....ma fate il favore!

01 Mar 2016

L'analogia mi ha colpito molto e concordo con quanto detto.
Ma c'è anche da dire che l'arrampicata, a mio avviso, non è fatta solo di buchi e tacche e, soprattutto, di corda.
Per quanto ami la falesia credo sia importante tener conto che discipline come il boulder, stanno sempre più prendendo piede. E i volumi? Si forse avvolte sono eccessivi, forse i campionati di alti livelli sono sempre più spesso un mischio tra bouldering e parkour, forse su roccia alcuni movimenti non si farebbero mai ma ... imparare a scalare sui volumi è tutt'altra cosa che tirare un buco su una falesia scavata a misura.
Con tutto rispetto credo che fare i conservatori in questo sport non porti da nessuna parte. Credo che fare i conservatori in questo sport sia più una rovina che altro. Credo che fare i conservatori in questo sport sia un pò come la favola della volpe e l'uva. E credo anche che metodi, sistemi e tecniche si sono e debbano evolversi sempre e comunque cavalcando l'onda del tempo e non rimanere "statici" (tanto per usare una terminologia inerente) guardando nostalgici il passato e critici al futuro.
Non si può pretendere che un giovane di oggi si innamori di una scalata e di un modo di vestirsi degli anni passati ... sarebbe un pò come scoparsi una signora brutta e decrepita solo perchè da giovane era una gran fica!

e ... tra chi progetta i nuovi vestiti tanto odiati in quest'articolo, c'è anche un campione del mondo del 2002 di boulder....
Basta scegliere l'abito giusto in base a quello che dobbiamo affrontare ... un pò come scegliere un paio di scarpette in base allo stile, lunghezza e tipologia di via da fare.

Opinione personale e tanto rispetto per Jolly ;)

04 Mar 2016

forse sono troppo vecchia... ma condivido pienamente il pensiero di Jolly, e forse essere conservatori non è così sbagliato visto che più che uno sport l'arrampicata è una disciplina, uno stile di vita. Sono contenta di aver vissuto, anche se solo gli ultimi anni, cos'era l'arrampicata prima delle palestre. Sono grata a tutti i "vecchi" che mi hanno mostrato non solo come scalare ma sopratutto quale è lo spirito dell'arrampicata.
Grazie Jolly ;)

08 Apr 2016

Scalo solo da pochi anni, non ho grande conoscenza di come fosse negli anni '90, o prima, a parte qualche racconto di "veterani"….però concordo con questo articolo per quello che si vede nelle palestre. Tantissima gente che si allena su boulder, ormai è comune incontrare gente che dice di arrampicare…"dice", perché alla fine neanche vanno in falesia. Per molti arrampicare vuol dire stare 3 ore in palestra a fare lanci, tetti, mano-piede e figure spettacolari, però niente roccia. Almeno andassero a fare boulder in natura, ma neanche quello. Per me , nel mio piccolo che è davvero piccolo, arrampicare è passare una giornata in montagna, posti incredibili, natura, silenzio, contatto con la roccia, affrontare ogni volta quella paura di volare, prendere schiaffi, tornare con qualche livido o graffio, leggere una via in modo corretto, riuscire a chiudere una via di 25/28 metri con l'adrenalina a 1000!!!!! E viaggiare, organizzare vacanze con lo zaino e l'attrezzatura pronti al seguito, vedere paesaggi nuovi e tentare su tipi di roccia sconosciuti. La palestra serve per allenarsi ad andare fuori… per molti è invece un punto di arrivo dove sfoggiare abbigliamento alla moda ( ma una felpa per andare in montagna e sporcarla con la magnesite può costare 160€ ?????) e fisici scolpiti…questo è un po triste, non è nostalgia di un tempo che neanche ho conosciuto, è solo mettere una palestra di arrampicata sullo stesso piano di una palestra di fitness.

08 Apr 2016

Ogni epoca ha i suoi draghi, che bisogna saper riconoscere e cercare.
Chi oggi cerca i draghi del passato sa cosa e dove cercare ed è un nostalgico; se guarda al futuro non sa nè dove nè cosa cercare e per questo è un visionario; se si guarda attorno ora, deve essere abbastanza intelligente da saper dove guardare.

Non sono dunque daccordo questa volta con Alessandro Lamberti, mio personale punto di riferimento da sempre ed ottimo scrittore-cantastorie, il quale, da cercatore di draghi della sua epoca, a tratti anche visionario praticante, ora non si accorge che i draghi son vivi e vegeti come sempre, dietro a mutande colorate, occhiali da pirla e atteggiamenti iconoclasti: basta saper riconoscere e cercare.

A prescindere, un buono spunto di riflessione: grazie Alessadro.

12 Apr 2016
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