E poi subito un altra, in modo compulsivo e nevrotico, come un tossico con una droga insaziante.
Bamp. La testa del Tantaillo contro il vetro.
Puhh. La 48 esima gomma veniva risucchiata nell’ oscurità.
Contemporaneamente bevevo lunghe sorsate di Coca cola. Ne bevevo due litri al giorno dall’ età di 10 anni. Due litri vuol dire assumere due etti di zucchero puro, ogni giorno, solo bevendo. L’ acqua non mi piaceva proprio.
Quella mattina eravamo andati a scalare sulla parete della piccola Gemma, vicino Subiaco. Una delle ultime creazioni del Finocchi. La via di riferimento era “Supernano” , un 7b+ placcoso con un ristabilimento su una gamba sola da spaccarsi il menisco; il passaggio non si poteva azzerare, perchè il rinvio successivo si moschettonava solo una volta montati completamente in piedi sul buco.
" Ora il Tantaillo fa un pó di botti" .
Aveva detto Ignazio, che quando doveva manifestare la sua pompaggine parlava sempre in terza persona.
" il Tantaillo mica é una mammoletta come Bibo" .
Il Finocchi sotto lo fomentava.
In quel periodo scalavamo con corde sottili ( mezze corde da montagna usate come corde singole) assicurandoci con l’ otto passato “all’ inglese”, cioé senza passare la corda intorno al buco piccolo: in questo modo la frenata risultava molto dinamica. Era una procedura efficace ma pericolosa, in quanto l’azione frenante avveniva interamente per mezzo della mano.
Il Tantaillo era partito per lo show, assicurato dal Finocchi.
“Poi diteglielo, a quella pompetta di noce di Bibo”
Arrivato sul passaggio chiave cominció a tremare ( Ignazio tremava sempre quando si trovava in difficoltà, ma non per paura, era una sorta di Parkinson causato probabilmente dalla eccessiva contrazione dei muscoli antagonisti).
" Guardate ora che botto fa il Tantaillo"
Il Finocchi, sotto, preparava la corda per farlo precipitare il piú lungo possibile.
" Volo!"
Volò.
" Cazzo Finó, peró non mi fare arrivare a terra"
" Tantà, ma il Finocchi non ti ha sempre salvato la vita?"
Ora era Stefano a parlare in terza persona.
Ignazio era ripartito.
" Ora ci divertiamo", ghignò il Finocchi.
Io osservavo la scena sopra un masso, lateralmente, la mia visuale era perfetta. Ignazio era quasi riuscito a passare. Aveva caricato il piede nel buco, le mani spalmate su due schifezze viscide, i quadricipiti che lo pompavano su piano piano. Sembrava intento a spingere un camion in panne. La montagna non si spostava, ma lui era riuscito a tirarsi su. Era quasi in piedi.
In quel preciso istante, il mio cervello mise a fuoco, contemporaneamente, due elementi presenti nel campo visivo:
1, il suo piede sinistro, che era troppo esterno rispetto all’appoggio, e stava scivolando.
2, l’ultimo moschettone, almeno un metro sotto i suoi piedi, si era messo di traverso, con il dente della barretta di apertura che mordeva la fettuccia.
Sotto, il Finocchi non si era accorto di nulla, e con il solito ghigno gli stava dando ancora piú lasco del solito.
Mentre stavo per dire qualcosa, il piede di Ignazio scivoló.
Ora, che stavamo tornando, Ignazio dormiva: forse un down post adrenalinico, oppure semplicemente stanchezza, e il Finocchi con una botta di sterzo si divertiva a ritmare ogni curva con la capocciata del Tantaillo.
Bump.
Puhh.
Recupera! aveva detto Ignazio quel pomeriggio, un istante prima dell’ultimo volo.
E il Finocchi, stranamente, un poco aveva recuperato, forse anche lui aveva notato, come me, con terrore, quel moschettone che si stava sganciando. Difficilmente si sarebbe rimesso a posto con lo strappo. La cosa piú probabile era che si sganciasse dalla fettuccia, con la corda che restava inutilmente dentro il moschettone. Poteva anche accadere che la corda si infilasse nella barra mezza aperta e fuoriuscisse.
Come sempre, successe la cosa meno probabile.
Bump. Ora Ignazio dormiva, appoggiato di peso alla portiera di destra, con la testa che ad ogni curva sbatteva contro il finestrino.
Ma il problema non fu il finestrino, quanto la serratura della portiera, che, come tutte le altre parti meccaniche di quella vettura, attendeva da anni il momento giusto per cedere, come lo scaffale della cucina che dopo tanti anni, ad un certo punto, SBAAM, decide di crollare.
Quel pomeriggio, quando Ignazio stava volando e Stefano stava recuperando la corda, e io osservavo la scena di lato, e i nostri pensieri si erano fermati, e il tempo aveva rallentato, il destino era tutto li, nell’ impredicibile comportamento di un moschettone che si é messo di traverso.
Come il battito d’ali della farfalla dell’omonimo effetto, quella piccola leva di ferro avrebbe potuto modificare completamente le nostre vite future.
Una piccola leva di ferro era anche quella che comandava l’apertura della portiera del passeggero di quella Renault 4 modello TL del 1979.
Di nuovo una piccola leva di ferro comandava sul destino di Ignazio, e,di riflesso, anche sul nostro.
Quando, sul moschettone dalla serratura difettosa, arrivò la botta della corda che entrava in tensione, il tempo rallentò nuovamente.
La corda tirò il moschettone che, tese la fettuccia, che era agganciata alla leva, che dunque si aprì completamente.
Una catena che si reggeva grazie ad un equilibrio precario. Il tempo era agganciato a quel filo e un’ infinità di mondi possibili si sarebbe ramificata nel momento in cui qualcuno, nuovamente, avesse spinto il pulsante Play.
Un solo mondo possibile tra un’infinità di infiniti.
E il caso, necessariamente, ne avrebbe scelto uno.
- Play.
Stavamo entrando in galleria, quando il Finocchi, con un colpo voluto di sterzo ( anche inutile, se vogliamo, perchè non vi era nessuna curva) fece scostare nuovamente la testa del Tantaillo dormiente dallo sportello della R4, desideroso di farla ricadere ancora una volta sul vetro.
SCLACC. Quella botta di sterzo, prima ancora di esercitare una forza apparente ( ma reale) sulla capoccia di Ignazio, aveva fatto scattare la serratura difettosa, quella piccola barretta di metallo all’interno della portiera.
Nel buio della notte, nel buio della galleria, la testa di Ignazio stava trascinando il resto del corpo di Ignazio, lentamente, verso un BUMP che non ci sarebbe stato, questa volta, perchè la porta si era aperta, il finestrino, e tutto lo sportello, lentamente, si stavano allontanando, rifiutando quell’ultimo BUMP.
La porta si era aperta.
La leva si era aperta.
La corda stava scivolando verso l’apertura del moschettone.
La testa del Tantaillo dormiente cercava, e, inconspevolmente, forse, desiderava, quel Bump, che fino ad ora aveva ritmato e cullato il suo sonno post adrenalinico.
Su quel gancio, oggi quasi del tutto abolito e soppiantato dal brevetto Key Lock, la corda trovò un valido appiglio e ostacolo.
Si sentí un rumore prolungato di tessuto che si strappa: l’energia della cduta si dissipò grazie a quel dente che frenava penetrando e tranciando, sempre più a fondo, prima la camicia esterna, poi i vari trefoli, di quella Edelrid Alpine da 9.2 millimetri.
Quando il tempo ricominciò a scorrere con la velocità normale, Tantaillo era appeso a pochi trefoli, come nell’ immaginario dei cartoni animati.
Appeso a un filo. Ma salvo.
Nessun filo ci sarebbe stato a salvarlo, poche ore dopo, in quella galleria, ma un inconscio inconsapevolmente vigile. Quella stessa parte del cervello che ti fa aprire gli occhi esattamente un istante prima che la sveglia suoni, o che fa suonare un campanello interno prima ancora che l’allarme per il quale quel campanello si prepara a suonare si sia manifestato.
Quella parte inconscia e automatica che comanda ogni nostra mossa, e poi ci fa credere che l’abbiamo decisa liberamente.
Tutte e due le mani di Ignazio, seguendo comandi indipendenti dal cervello, mediatore troppo lento, si lanciarono verso la maniglia posta sopra la portiera, mentre il corpo stava già per essere risucchiato dal buio.
Su quella maniglia, oggi quasi del tutto abolita e soppiantata nelle auto moderne, le mani del Tantaillo trovarono valido appoggio e ostacolo.
Il tempo si ripeteva, il destino si resettava ad ogni istante, gli infiniti mondi possibili si ramifiacavano ancora.
Ma non fu coincidenza: il tempo si ripete sempre ad ogni istante, solo che alcune volte ci è concesso accorgercene.
Continua
Tratto da un libro di Alessandro Jolly Lamberti, in fase di stesura.

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oltre un anno fa
Bellissimo, l'ho letto tutto d'un fiato per sapere cosa sarebbe successo al Tantaillo, pur sapendo benissimo che fortunatamente è ancora tra noi! quanto mi manca il finocchi... grazie jolly