Il nuovo che avanza. La golden age dello sport climbing

Scritto da Jolly Lamberti il 26-12-2020 in Allenamento
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Lo sport climbing è cambiato. È cambiata la tecnica, è cambiato il tipo di allenamento. 
È successa una cosa incredibile: quando tutti, inizialmente, scommettevamo che la scalata classica outdoor avrebbe influenzato la scalata moderna indoor, in realtà accadeva proprio il contrario. La scalata indoor si inventa un suo mondo arbitrario, senza cercare agganci nel mondo reale, mentre il mondo reale (la falesia) viene contaminato dal mondo virtuale.
Movimenti creati a tavolino da tracciatori estrosi, finzioni, archetipi di passaggi ideali si cominciano a vedere anche sulla roccia vera, mentre i fondamentali old school, nati in parete, stanno scomparendo del tutto nell’ indoor climbing. Ciò che era sbagliato nella tecnica classica, per esempio la sbandierata, ora non solo è corretto, ma anche inevitabile, spettacolare: è il motore della nuova tecnica avanzata.
Entità virtuali intersoggettive diventano reali, con effetti sul reale; è successo di continuo nella storia dell’umanità, sta succedendo oggi nella scalata moderna.

La questione, sterile e stantia, del “ma questa non è più arrampicata!” è ormai superata per la sua ovvietà. Il moderno indoor climbing non è più una raffigurazione in miniatura del climbing storicamente conosciuto, come tentava di essere agli inizi (piccola riproduzione, in forma di allenamento, in vista di una montagna o una parete di roccia vera).
La tracciatura moderna usa un linguaggio che esula quasi completamente dal reale.
Il reale è noioso, è più traumatico, meno espressivo, non è universale (perché non ha categorie ricorrenti di movimenti “in sé”). 
Dico “quasi” perché  dal reale bisogna comunque attingere, ma il meno possibile. Il reale serve da innesco: sono le categorie della tracciatura a definire quello che ne verrà fuori. Così come l’amore, anche il boulder perfetto scaturisce da filtri soggettivi  che noi applichiamo al reale.

In questo modo, il nuovo bouldering non è più mera rappresentazione (che in ogni caso non potrebbe che essere incompleta e scadente) ma diventa invenzione. Non trascende il reale ma è trascendentale, cioè lo rende possibile in maniera universale.
Questo distacco è una scelta felice per una moltitudine di motivi: ottimo per i bambini che lo adorano, meno traumatico, necessita di più intelligenza motoria; ci si possono creare, appositamente per le gare, delle vere e proprie categorie di movimenti: il pogo , il double dyno , il cowboy move , il “doppio passo”.
È andata così, e stare ancora a discutere sul “prima era meglio” è questione veramente bacucca. 
Stiamo vivendo una trasformazione. La tecnica sta cambiando, il tipo di allenamento sta cambiando, tutto sta evolvendo in maniera velocissima, e non c’è nulla di più stimolante che vivere in questa epoca, essere nuovamente dei pionieri: vivere, ancora una volta, il nuovo, proprio mentre sta accadendo. L’epoca d’oro del climbing è oggi.
La differenza fondamentale tra la tecnica classica (TC) e la nuova tecnica avanzata (NTA) è sistematica, cioè la ritroviamo in tutti i movimenti: la TC è un insieme discreto di posizioni e movimenti, diviso in fasi ben definite: 1) cerco un appiglio, lo impugno e mi fermo; 2) muovo il bacino e le gambe per cercare una posizione di equilibrio e mi fermo; 3) cerco un altro appiglio e mi fermo; 4) metto il corpo in laterale  e mi fermo, poi bilancio con l’altro piede e mi fermo, ecc.
La NTA, al contrario, è un continuum: l’energia del passaggio precedente non si interrompe. Il baricentro si ferma solo nelle posizioni di riposo attivo, mentre per il resto oscilla, pendola, sculetta a destra e a sinistra, viene lanciato, collide, rimbalza. Gli arti non sono mai vincolati più di uno, due alla volta: sono liberi. Apro la catena cinetica e tutto cambia. Nella TC quando sposto un arto, tengo fermi gli altri 3. Questo nella NTA è impensabile. Ora, quando c’è un solo arto vincolato, tutto il resto oscilla, come fanno le scimmie -che del resto la sanno lunga.
La tecnica sta cambiando ed è un piacere studiarla proprio adesso che stiamo vivendo in un periodo di trasformazione. È un anno che studio i vari tipi di sbandierata e la loro biomeccanica: il movimento principe del bouldering moderno. Pochi studi, poche teorie che spesso si contraddicono. Il “Momento” è il nuovo tema principale. Il Momento è l’equivalente della forza nel moto rotazionale. Mentre nella tecnica classica eravamo soggetti principalmente alla forza di gravità, e questa dipende solo dalla massa, il Momento dipende anche dalla forma. E quindi: che forma dobbiamo assumere, per esempio, quando su strapiombo i piedi partono per la tangente, fino a farci atterrare di faccia, tanta è la rotazione accumulata? Devo trazionare o distendere le braccia? Tenere le gambe raccolte o distese? E ancora, quando ci apriamo  a libretto o quando partiamo in avvitamento, che forma dobbiamo assumere?
Nella TC la sbandierata è uno sbaglio da evitare. Cado o spreco per assorbire la collisione. La NTA, invece, riesce a utilizzarne l’energia  per superare il passaggio successivo, e per questo è vincente. Far oscillare il centro di massa conviene, così come 30 trazioni kipping sono, sì, “rubate”, ma equivalgono, in termini di lavoro, a 10 statiche complete. Così come eseguire il PG in brachiazione è più efficace che eseguirlo in maniera statica. La differenza tra le TC e la NTA sta tutta in questa grande differenza.
Di sicuro le dita forti, come dice Adam nelle sue training series, serviranno ancora, e molto. Ma tutto il resto del corpo dovrà essere sempre più esplosivo e allenato: anche gli antagonisti, anche le gambe, soprattutto il core.

Applicare la fisica, e in particolare i princìpi della meccanica, al bouldering moderno è tanto difficile quanto interessante. È la nuova frontiera.
Quello che dovremo spiegare è, in parole povere, cos’è la sbandierata, come la si evita, come la si genera, come si controlla, ma anche: è conveniente controllarla? È più conveniente mantenere le gambe raccolte o distese? Le braccia distese o piegate? E come si muove il centro di massa? 
E ancora: le articolazioni sono leve, dunque come utilizzarle al meglio per ottenere stabilità (quando serve), dinamismo (quando serve)? Da cosa dipende l’equilibrio? Il punto morto? La brachiazione? Quali forze entrano in gioco nel moto rotazionale e traslatorio di un corpo che si lancia, che pendola, che si incastra o si oppone tra un appiglio e l’altro, tra un volume e uno svaso? Qual è l’angolo ottimale del gomito, dell’anca, della caviglia, della spalla, del polso, delle dita, dal punto di vista meccanico, per ottenere la massima forza e/o per evitare traumi?
Ecco: la biodinamica del movimento del nuovo sport climbing riguarda proprio questo genere di questioni.
Migliorare la tecnica esecutiva dei movimenti. Correggere errori. Inventare nuovi movimenti
Classificare i movimenti fondamentali (per esempio, classificare tutte le sbandierate in funzione dei 3 assi di rotazione principali, come cercherò di fare)
Identificare quali siano i punti di massima applicazione della forza nelle articolazioni; poter vedere le parti più sollecitate, al fine di prevenire infortuni e di ipotizzare allenamenti iper-specifici
Capire quale sia il morfotipo ideale: non solo se converrà essere alti o bassi, ma che rapporto sarà meglio avere tra i segmenti che costituiscono le innumerevoli leve presenti nel nostro corpo. Chi ha le inserzioni muscolari più favorevoli (una inserzione di pochi millimetri più distale o prossimale influenza di molto il braccio di leva)
In generale, con i metodi di analisi biomeccanica, si potrà fare un check up completo del movimento del climbing moderno.

Tutto questo verrà trattato nel secondo volume Jollypower, in uscita da gennaio per la casa editrice Versante Sud.
Volume 1 + volume 2: più di 1200 pagine, una trattazione completa di tutti gli aspetti che riguardano la scalata moderna.

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