Paura e desiderio

Scritto da Jolly Lamberti il 27-11-2008 in Psicologia

Paura.

Si ha paura quando ci si ferma; perché fermarsi vuol dire far ricominciare il flusso dei pensieri, e la vera angoscia si nutre di pensiero, non d’azione. Non è il reale oggetto terrificante a terrorizzarci, quello serve solo da innesco; a farci paura veramente sono i film che la nostra mente crea quando iniziamo ad immaginare. L’oggetto della paura, come l’oggetto d’amore, è solo la tela vuota di un quadro che riempiamo noi, un blocco di marmo grezzo prima di essere scolpito, pochi atomi di materia cui si aggrappa la nostra mente per costruire tutto il resto. La paura è fatta della stessa sostanza dei sogni. Tuffandosi nella realtà dell’azione e mandando affanculo i fantasmi, la paura svanisce, cosi come termina l’amore quando non è più la somma d’illusione e realtà, ma solo realtà.

Desiderio.

La scalata è come la droga, è desiderio puro, perfetto, assoluto. Perché il desiderio è negazione, è tendere verso qualcosa che non si ha e non si può raggiungere (chi desidera una cosa che già possiede?). E la scalata non sazia mai perché con essa non si raggiunge mai nulla. De-siderare vuol dire tendere verso le stelle (lat. sidera), e i nostri limiti e le nostre paure, come le stelle, non si raggiungeranno mai. L’arrampicata è un amore senza speranza e per questo perfetto, è il frutto di una conoscenza sempre parziale e mai completa, è un prurito che più lo gratti e più ti rode, un coito interrotto all’infinito.

E’ un’esperienza che si svuota man mano che viene riempita, ci offre la vista delle stelle che non potremo mai raggiungere. E’ per questo che la scalata è perfetta. Perché è vuoto, è mancanza di, è qualcosa che non si possiede né si raggiunge mai del tutto, come un assetato che sogna di bere ma in sogno non si può mai dissetare.

Commenti degli utenti

Bella analisi

08 Giu 2014
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