Decadenza I
Scritto da Jolly Lamberti il 23-09-2008 in Storie vere

Moltissime cose, al giorno d’oggi, assumono il significato di Sfogo.

Lo sfogo è un disperato tentativo di cura. Il bisogno compulsivo di fare sport, per esempio, senza sapersi fermare, in maniera ossessiva, frenetica e fine a se stessa. E’ lava che erutta dal profondo della nostra mente primordiale, che è ben lungi dall’essere sopita. Sono gas, talvolta velenosi, che cercano un buco, e anche se noi li tappiamo tutti (i buchi), presto troveranno comunque un modo per uscire, travestendosi, assumendo le forme più strane.

Si trasformeranno in movimento, e noi non riusciremo più a stare fermi: mai un minuto intero soli con noi stessi senza fare nulla. Oppure si trasformeranno in malattia, indebolendo il nostro sistema immunitario, o in bolle sulla pelle; si trasformeranno in sensazione di fame o di non fame.Se tappiamo tutti i buchi - e ogni giorno la civiltà ci pompa dentro miasmi a varie atmosfere - i gas, per poter uscire, si potrebbero travestire anche da desideri. Da desiderio di scalare, per esempio. Irrefrenabile,  compulsivo, maniacale, ossessivo impulso ad allenarsi, faticare, scalare senza fermarsi, senza saziarsi, come uno starnuto che ti fa impazzire ma non esplode, come un orgasmo che sta per arrivare ma non arriva mai, e ti devi muovere, muovere, cercando un appagamento che in questo modo non si potrà mai raggiungere, perché l’unico modo per raggiungerlo è fermarsi, e aspettare che esso giunga da te.Oppure assumeranno la forma di parole, vomitate fuori da forumisti logorroici e vacui, che in-linea aprono le valvole del loro subconscio, ciacolando inutilmente, senza potersi fermare, come Mercuzio, che pure parlava di niente, ma in modo sublime e non sublimato.O si potrebbero trasformare in Paura; irrazionale immotivata somatizzata paura; in impulso elettrico che subdolamente si insinua nel Nodo Seno Atriale e ci sfalsa il ritmo del cuore; in mostri e fantasmi che il nostro corpo percepisce, ma che la nostra mente e quella di nessun altro può vedere.
La torbida energia che ci viene pompata dentro, in qualche modo deve uscire, non si può distruggere, si può solo trasformare.

Commenti

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ilaria stivali
circa 2 anni fa
fermarsi in pace...

"chi si ferma è perduto" ... Quante volte da bambina ho sentito la nonna ripetere questa frase?!? Parole che hanno trovato terreno fertile in quella ipercinetica, ipertiroidea e iperattiva pupetta!
Il movimento come valvola di sfogo di gas asfissianti che altrimenti mi avrebbero di sicuro soffocata...
Oggi però mi trovo a rielaborarne il senso e, forse, a trarne nuove considerazioni...
In un mondo sempre più frenetico, dove non si fa altro che contare il tempo (e i soldi!) mi viene voglia d' allongiarmi e godermi il panorama... da uno strepitoso punto di vista!
Di sicuro l'essere in azione scaccia i pensieri, i tormenti, ma non sento che l'intima e solitaria ricerca di silenzio e di stasi porti necessariamente smarrimento, anzi, forse riuscire a fermare il flusso mentale trovando serenità e pace in una sosta privata potrebbe essere una vera chiave utile e costruttiva; oppure, se avesse ragione la nonna, se fermarsi e perdersi quindi fossero praticamente sinonimi, bhè, allora forse sarebbe anche affascinante smarrirsi, distaccandosi cosí un po' da questo vortice chiamato civiltà.
Grazie per le tue parole, grazie per gli spunti che ci regali... e grazie per questo virtuale libro d'arrampicata e di vita!

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