Prima la scalata, anche quella sportiva, era una esperienza estetica, nel senso letterale di “sensazione”, dunque di vita, di bellezza romantica. Ora spesso è una esperienza an-estetica: una droga che serve per placare il dolore e il disagio della civiltà.
Prima serviva per accendere, era un sasso scagliato contro quel vetro opaco che spesso si poneva tra noi e la realtà. Era come la letteratura per Kafka: “una scure con cui cerchiamo di scalfire gli oceani di ghiaccio dentro di noi”. Ora talvolta è uno Xanax, preso proprio per stendere un velo gelato e opaco e farci sentire di meno: ci buttiamo nella pedante ripetizione di esercizi per non rimanere soli a sentire il rumore delle nostre angosce. Le vie di scalata e il Pan Gullich sono il mantra che ci permette di scacciare i pensieri dalla nostra mente.La scalata moderna è come la droga. E’ desiderio puro, perfetto, assoluto. Perché il desiderio è negazione, è tendere verso qualcosa che non si ha e non si può raggiungere (chi desidera una cosa che già possiede?). E la scalata non sazia mai perché con essa non si raggiunge mai nulla. Non c’è più una cima o una vittoria ma solo un limite che è dentro noi stessi, e per questo irraggiungibile. De-siderare letteralmente vuol dire tendere verso le stelle (lat. sidera), e i nostri limiti e le nostre paure, come le stelle, non si raggiungeranno mai. L’arrampicata, come la droga non sazia mai, non raggiunge mai nulla, è un amore senza speranza e per questo perfetto, è il frutto di una conoscenza sempre parziale e mai completa, è un prurito che più lo gratti e più ti rode, un coito interrotto all’infinito.La scalata moderna, a differenza di quella pre-anni novanta, è sempre meno reale.La morte, il pericolo, l’avventura, la riuscita o la sconfitta ci sono ancora ma ad un livello trasceso e simbolico. La scalata di oggi è una tridimensionale e ben disegnata playstation, è come scoparsi un Avatar su Second Life o farsi una sega su pornotube: una esperienza fittizia che non ce la fa a scaricare la pulsante energia della nostra mente primordiale. O meglio, ce la fa solo in parte, perché è una esperienza che si svuota man mano che viene riempita, e qui sta la sua potenza, come dicevo prima, in termini di de-siderio: ci offre la vista delle stelle che non potremo mai raggiungere. E’ per questo che, come la droga, la scalata è perfetta. Perché è vuoto, è mancanza, è qualcosa che non si possiede né si raggiunge mai del tutto, come un assetato che sogna di bere ma in sogno non si può mai dissetare. E’ desiderio perfetto. E il piacere, come nella droga, assume solo la forma negativa: far tacere, per un po’, l’irrefrenabile impulso. Come per il drogato il piacere consiste nel non sentire (an-estesia) per un po’, il dolore per la mancanza della Sostanza.Ma c’è un altro motivo per cui la scalata moderna è cosí attraente negli anni 2000: essa permette una fuga senza dover rischiare quasi nulla. E tutti noi desideriamo spesso ciò di cui abbiamo paura. Ma non abbiamo il coraggio di farlo. Desideriamo infrangere gli schemi, ma le norme e gli schemi infrangono questo nostro desiderio. Ed ecco che la scalata moderna ci offre una (pseudo) soluzione per questo nostro corto-circuito interno. Con la sua ultrasicurezza, i suoi spit sempre più solidi e ravvicinati, le sue vie sempre più lineari, marcate, pulite, asettiche, le falesie sempre più simili a palestre indoor e mai viceversa. L’arrampicata di oggi permette a tutti di provare un vero brivido per un finto pericolo; permette a chi non è coraggioso di fare una cosa da coraggiosi. Il pavido è attratto dalla scalata moderna proprio perché essa offre a buon mercato un pericolo da Luna Park; una soluzione al nostro nevrotizzante conflitto interiore tra il voler infrangere la norma, voler fare qualcosa di “eroico”, fuori dagli schemi e avventuroso e la nostra incapacità di farlo. Tra la voglia di mollare tutto, di fuggire, di mandare affanculo il capo, di agire d’istinto, di essere naturale e selvaggio e la mancanza di palle per fare tutto questo.La scalata non è più Sturm und Drang ma ne è ancora travestita, grazie alle vestigia di quello che fu.Adesso è sport comune, quasi di massa. Il grado è diventato commerciale. E’ diventato morbido, e i giovani sono diventati molto più forti. Queste due cose sommate assieme hanno generato realizzazioni cosi incredibili da creare inflazione. Il top climber pensava che non facendo lo schizzinoso sui gradi avrebbe accumulato più crediti, senza prevedere che, invece, questo avrebbe provocato assuefazione. Si stava facendo ricco di una moneta che diventava sempre più debole. Fino a generare un paradosso: alcuni di colpo sono diventati veramente tanto forti e i gradi veramente tanto laschi che la gente si è cosi assuefatta ai numeri da non farsi impressionare più neanche quando fanno una via dura veramente. Chissenefrega se tizio a fatto l’ennesimo 9° in Spagna. Fico invece Sharma che sale un arco incredibile di roccia in mezzo al mare oppure una via con due lanci mostruosi.

oltre 3 anni fa
Niente di più vero.
I momenti mentre mi arrampico sono gli unici in cui realmente riesco ad ignorarmi.