Arrivò all’altezza del secondo chiodo. Non lo moschettonò. Invece si mise in una posa curiosa, col corpo quasi orizzontale, una gamba poggiata su una sporgenza, alla stessa altezza della mano, ma molto più a destra; l’altra gamba in bilanciamento. Come a voler anticipare con quella figura un movimento ultramoderno che adotteranno poi ( ma lui ancora non lo poteva sapere) i futuri campioni. Forse aveva visto un filmato francese. Forse semplicemente stava provando una figura. Nessuno seppe mai cosa avesse per la testa Felice di Tivoli in quel momento.
Si mise orizzontale, come sdraiato in parete su un invisibile triclinio, poi disse:
“Blocca Bajò”.
Baiocco bloccò.
Ma non c’era nessun moschettone passato nella corda. Gli astanti soffermarono lo sguardo curiosi.
Uno scalatore sdraiato in parete su un letto invisibile chiedeva di appendersi su un rinvio invisibile.
Baiocco tirò la corda e ruppe l’incantesimo. Lo tirò giù e Felice cominciò a precipitare. Rimbalzò sul terrazzino di partenza, volò dal salto sottostante, caracollò per lo sgarrupo capriolando nella cispa di more. Tibia e Perone.
L’aneddoto fece presto il giro d’Italia. In quel periodo anche in Piemonte si potevano udire scalatori che prima del “resting” gridavano al compagno:
“Blocca Bajò”.Â
tratto dal libro " la decadenza della scalata moderna e altri racconti" in fase di pubblicazione. copyright Alessandro Jolly Lamberti



oltre 2 anni fa
... e allora vogliamo parlare di quando, sempre a Pietrasecca (falesia nei dintorni di Roma) un buontempone (non faccio nomi sorry) saliva da secondo , ovviamente togliendo i rinvii e... tolse anche l'ultimo in catena!!! tutti a gridare rimettilo , rimettilo, lui capito l'errrore rimette il rinvio in catena (era totalmente sciolto a 25 metri da terra ovvio) e ripassa la corda, si fa calare e successivamente compra un siluro di cera alto 4 metri da accendere in chiesa a S. Antonio :)))!!!