Anni 80. il Dibba
Scritto da Jolly Lamberti il 15-02-2010 in Storie vere
Dibbari

Intanto dentro la casa, oltre a Ignazio e al Dibba, si erano riuniti anche il Tozzo, Bibo e i Vermi.

Il giorno prima c’era stata una grossa battaglia con i rauti. Il Dibba amava i rauti, il botto forte e secco che facevano, non come le scoreggette dei fuochi d’artificio o delle miccette. Il rauto era come una bomba. E soprattutto il Dibba amava lanciarli dentro casa. Allora si che il botto riusciva quasi a stordirti. La sera prima aveva cominciato lanciandone due sotto al divano dove era seduta xxxx. Che ovviamente si era incazzata. Poi in un attimo il piccolo corridoio si era riempito di fumo perché lui aveva cominciato a lanciarne a cadenza costante. I Vermi si erano asserragliati dentro una stanza, ma non avrebbero resistito a lungo. Il più pericoloso, oltre a lui, era il Savini. Mentre il Dibba stava cercando di infilare le bombe sotto la fessura della porta, lui stava aggirando la casa alla ricerca della finestra della stanza. A un certo punto la battaglia si era conclusa perché il Dibba voleva conservare un po’ di munizioni per dare il buon risveglio a qualcuno la mattina seguente.

Nella casa c’era ancora puzza di zolfo e grosse chiazze nere macchiavano il pavimento e la base dei muri. Il proprietario, un contadino del posto, soprannominato ‘’zolla de tera’’ era talmente rozzo che neppure si sarebbe accorto delle modifiche alla tinteggiatura della sua bella casetta abusiva.

I discorsi presto divennero filosofici.

Andrea, per noi bamboccioni, era un maestro di vita, e ascoltavamo sempre divertiti e con attenzione i suoi aforismi.

Si discuteva di estetica. ’’L’importante e’ che le bocce siano grosse’’ disse Ignazio. ‘’Senza tutte quelle stronzate sulla forma, la consistenza, le proporzioni, importante e’ che abbia tette grosse e che parli poco’’.

“E’ un po’ come per il cinema, un film e’ un bel film se c’e’ un alto volume di fuoco, è spettacolare e con pochi dialoghi che ti appallano’’

“Insomma una tettona che parli poco ma che sappia fare bene i pompini” interruppe Medio Verme, che pur essendo il più piccolo era anche uno dei più trucidi.

“Non dico che non debba essere intelligente” replicò Ignazio. “Dico che debba essere silenziosa.”

“State fuori strada” cominciò il Dibba, autorevolmente.

Tutti ci voltammo verso di lui ad ascoltare attenti.

“Le tette contano, ma non sono fondamentali”, prosegui scandendo con particolare enfasi f-o-n-d-a-m-e-n-t-a-l-i.

“Cosa e’ fondamentale?” chiese Bibo.

“Pensate ad una ragazza bellissima, labbra carnose, culo come quello della pubblicità di Roberta, gambe perfette etc. Vi arraperebbe pure se avesse due cigliegine acerbe al posto delle tette.”

“Si e’ vero, quello che conta e’ il culo” azzardò qualcuno.

“No. Allo stesso modo, se vedete una femmina perfetta, ma col culo un po’ piatto o basso vi ci ammazzate di seghe al solo pensiero tutte le sere. Una col culo piatto o dritto può anche essere una fica.”

“Dovete pensare a una caratteristica che da sola faccia crollare tutto il resto”.

Una condizione che non sia necessaria, ma sufficiente per la bruttezza. Pensai; ma mi guardai bene dall’esprimere tale giudizio saputello.

Il Medio Verme disse una porcata, ma nessuno la registrò, perché tutti pendevamo dalle labbra del Dibba.

“Le caviglie” pontifico’ Andrea. “Può pure avere tutto perfetto, ma se c’ha i caviglioni che scendono giù dritti e grossi come una lonza, la sera non le dedicherete neppure una pippa. E il più delle volte neppure saprete razionalmente perché non vi piace. Magari le due lonze le ha nascoste sotto dei jeans a tubo o degli scaldamuscoli fucsia, ma il vostro corpo lo sa, lo sente, magari ve la sposate pure ma non vi arrapera’ mai veramente.” concluse.

E’ vero, le caviglie, e chi ci aveva mai pensato.

“Quello con cui stava prima la mia fidanzata” disse qualcuno “aveva due caviglie che sembravano due tronchi di quercia. Dici che a lei quello non la attizzava?”

" Seee.. te piacerebbe" replicò Andrea col suo sorrisetto cattivo “per le donne e’ diverso, l’arrapamento puo’ partire anche solo per motivi intellettuali o semplicemente perche’ lui la fa sentire brava e la gratifica spesso. Le donne cercano chi le gratifica, per questo i viscidoni hanno successo.”

“Ma soprattutto” dal tono si capiva che stava per sparare una delle sue massime “Mai mai mai mai m-a-i farsi raccontare e m-a-i neppure pensare a quello che ha fatto la tua donna con il suo ex, e’ la cosa peggiore che puoi fare.”

“Capito” disse Bibo.

“Come si fa a non pensare a una cosa?” Chiesi io, che fino a quel momento ero stato zitto e in disparte.

“Io quando decido di non pensare a una cosa ci penso ancora di più”.
“Basta che ti metti a fare qualcosa” concluse secco il Dibba.

“Fare qualcosa. Fare qualcosa” ripetei mentalmente, cercando di memorizzare.

continua
tratto dal libro " la decadenza della scalata moderna e altri racconti" in fase di pubblicazione. copyright Alessandro Jolly Lamberti

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